Il 31 gennaio a Milano si è tenuta l’ottava edizione del Forum delle politiche sociali, importante appuntamento annuale promosso dal Comune per avere un momento di confronto e dialogo tra Istituzioni, operatori e terzo settore sui più importanti temi sociali riguardanti la città di Milano.
Il Presidente di Associazione La Carovana Paolo Agnoletto è intervenuto nel tavolo 0-18, di seguito riportiamo il testo del suo intervento.

Sono Paolo Agnoletto, membro di una famiglia affidataria e Presidente dell’associazione La Carovana – famiglie accoglienti in  movimento, associazione che raccoglie alcune reti di famiglie affidatarie o che fanno esperienze di prossimità.
 
Anch’io ho lavorato su 5 parole, 5 temi che vado velocemente a raccontarvi.
 

Il primo tema è la relazione affettiva.

È banale dire che l’affido riguarda le relazioni affettive, però penso che sia importante ricordarlo.
Quello che la famiglia affidataria mette a disposizione per il progetto di affido è la sua stessa essenza: la sua normalità, la sua capacità di avere delle relazioni affettive che permettano, aiutino e accompagnino la crescita di un bambino. È questo il suo tesoro.
In uno dei nostri primi volantini del primo nostro progetto scrivevamo: “la famiglia ospitale è quella che apre la propria porta di casa. La famiglia accogliente apre anche il proprio cuore e fa spazio nei propri pensieri”. Tenere presente questo, soprattutto alla luce della nuova legge sul diritto alla continuità degli affetti, implica un’attenzione da parte di tutti i soggetti coinvolti, dal Tribunale, ai Servizi, alle Reti di famiglie, perché questo possa effettivamente avvenire, perché vengano definitivamente archiviate le teorie della “decantazione affettiva” che hanno caratterizzato alcune storie di affido anni addietro.
 

Il secondo elemento è l’accompagnamento.

Le associazioni familiari strutturate in Reti (come la nostra, ma anche altre) svolgono un grosso ruolo di accompagnamento. Un po’ di anni fa le linee  di indirizzo per l’affidamento familiare redatte dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali hanno riconosciuto l’accompagnamento come elemento centrale di qualsiasi percorso di affido, intendendo l’accompagnamento delle famiglie e tra le famiglie che si rendano disponibili a fare un percorso di affido.
L’essenza della nostra associazione sono le Reti, l’essenza delle Reti sono le famiglie stesse, accompagnate anche da figure professionali, ma non dirette da figure professionali.
Le  nostre Reti si basano principalmente sulla condivisione delle esperienze dalle quali pensiamo nasca un sapere importante per noi, per i Servizi, per la città. Un sapere che può diventare cultura e prassi dell’accoglienza e della solidarietà, se ci sono attenzione e orecchie per essere ascoltati.
La nostra associazione garantisce per ogni famiglia affidataria una Rete di famiglie nella quale essere inserita per essere accompagnata e anche la figura di un Partner Educativo per tutto il percorso del progetto di affido. Riguardo il ruolo e la funzione del Partner Educativo sappiamo che con i Servizi e altre associazioni ci sono ipotesi e soluzioni diverse, che avremo modo e tempo di approfondire. 
 

Il terzo elemento è la condivisione.

La condivisione tra famiglie sulle loro esperienze di accoglienza è  l’elemento centrale dell’esperienza delle nostre Reti.
Ma è anche fondamentale la collaborazione e la condivisione tra famiglia affidataria e Servizi e tra associazione e Servizi. Solo un progetto conosciuto e condiviso – che vuol dire anche “costruito insieme” – può essere un progetto di affido che ha possibilità di successo e di durata.
 

Il quarto elemento è la cittadinanza attiva e responsabile.

La famiglia che si rende disponibile per l’affido ha compiuto una scelta di cittadinanza responsabile, ancora di più se lo fa all’interno di un percorso collettivo vissuto e condiviso in un’associazione. È importante però che questo elemento venga riconosciuto dal soggetto pubblico e dalle istituzioni. Le linee di indirizzo hanno detto molto sull’importanza di questa collaborazione tra il soggetto pubblico e le Associazioni e Reti Familiari. A Milano c’è un rapporto avviato con i Servizi, c’è un Tavolo per l’Affido  a cui partecipano i Servizi, il privato sociale e le associazioni familiari. Penso però che si debba ancora lavorare sulla definizione anche formale del rapporto tra associazionismo formale e informale delle famiglie e le istituzioni, ma penso che su questo l’attenzione è viva e che siamo già a buon punto.
 

Il quinto elemento è il tempo.

Nell’affido il tempo è un elemento determinante. L’affido è per definizione una cosa temporanea, non definitiva, al di là della durata reale che ha ogni singolo progetto.
L’affido va visto come un inizio e non può essere la soluzione finale. Questo bisogna averlo in mente al di là della durata. Oggi alcuni affidi vengono definiti “lunghi”, perché durano oltre i due anni canonici previsti per legge. L’importante è tenere a mente che il tempo passa e che nel tempo che passa il bambino non è più lo stesso. Ma non sono più gli stessi neanche gli altri soggetti: la famiglia affidataria nel tempo cambia, può nascere un nuovo bimbo, i figli naturali crescono e cambiano. Di conseguenza è importante che il progetto venga verificato e ri-progettato con scadenze previste e concordate tra tutti i soggetti. 
 
Inoltre quando c’è qualcuno che deve decidere, la decisione deve avere una tempistica correlata con il tempo che passa. Credo che tutti abbiamo esperienze di Giudici che arrivano a prendere decisioni importanti in base ad una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) fatta su un bambino l’anno precedente, in questi casi si rischia di decidere tenendo conto di un bambino che non è più lo stesso. Non è un intervento polemico, conosciamo le difficoltà che oggi hanno i Servizi e il Tribunale dei Minori a causa di grosse carenze di organico. Dobbiamo però ricordarci e dirci che il tempo che passa non è indifferente.
 
Vi propongo un’ultima riflessione sul tempo. Ogni tempo è un tempo diverso anche per la famiglia affidataria: c’è un tempo dell’attesa iniziale, un tempo dell’incontro, un tempo dell’affido e anche della separazione, della lontananza, della riscoperta, della continuità degli affetti.
Questi sono tutti tempi che vanno accompagnati, tenendo conto che ogni tempo ha delle esigenze differenti.
Per esempio la tematica del diritto alla continuità degli affetti una volta terminato il progetto di affido e quindi finita la convivenza con il minore, richiede uno sforzo di tutti i soggetti per l’accompagnamento della famiglia affidataria anche in questo particolare e delicato momento che inizia proprio con la fine del progetto di affido
 
Per finire sottolineo un ulteriore elemento che ritengo fondamentale e cioè l’importanza del riconoscimento di tutti i soggetti coinvolti, senza che nessuno invada il campo dell’altro.
La nostra associazione crede fermamente che non ci si può in alcun modo sostituire al pubblico. Il pubblico ha il suo ruolo, noi un altro, il privato un altro, il Tribunale dei Minori ne ha ancora un altro. O si trova un luogo in cui tutti questi soggetti lavorano insieme ai progetti e alla cultura della solidarietà o rischiamo di perdere dei pezzi. E penso che a Milano sarebbe indispensabile la presenza di un Tavolo di Lavoro dove siano ricompresi tutti questi soggetti, in particolare anche il Tribunale dei Minori che oggi mi sembra un po’ assente. Ritengo che una collaborazione continua tra tutti questi soggetti possa permettere di fare dei grossi passi avanti
 
Il video dell’intervento è anche online sulla nostra pagina Vimeo.