Esiste una tipologia di affido che riguarda i bambini più piccoli, nella fascia d’età che va da 0 a 3 anni, che viene chiamato di Pronta Accoglienza perchè la famiglia affidataria nel giro di pochissimo tempo viene investita di un nuovo ruolo genitoriale. Riguarda bambini che per decisione del Tribunale dei Minori vengono allontanati della famiglia di origine in attesa che venga definito il loro progetto di vita futuro: un’adozione o il rientro in famiglia se questa ha superato i suoi problemi. È un affido solitamente molto breve – massimo della durata di un anno – ma molto intenso per tutti i soggetti coinvolti.

Evelina e la sua famiglia hanno fatto per ben 7 volte questa scelta. Per 7 volte dal 2007 ad oggi hanno ospitato un bambino piccolissimo nell’ambito del progetto di Cooperativa Comin 1,2, 3 a casa!. Questa è la sua storia.

 

Ciao Evelina, come nasce il vostro desiderio di diventare famiglia affidataria?

Il mio approccio con l’affido è iniziato anni fa, vengo da una famiglia aperta e attenta alle tematiche sociali e dunque ero già sensibile al tema.
Quando Comin ha iniziato a progettare il servizio di affido per i bambini più piccoli – 1,2,3 a casa! – io e mio marito ci siamo detti che fosse un’esperienza da provare e abbiamo fatto il corso.
Per un po’ sembrava che il progetto stentasse a decollare ma poi nel 2007 è partita la la nostra avventura.
Noi e un’altra coppia siamo stati i primi su Milano, “pionieri” di questo nuovo percorso.
Nel 2007 è partito il nostro primo affido di una bimba e oggi siamo al settimo affido.
Sono tutti affidi di pronta accoglienza tranne l’ultimo che si è trasformato in un affido classico.

Quanto è stato importante il corso organizzato da Comin nell’affrontare tutto quello che da lì a poco avresti vissuto?

Il corso è stato importante dal punto di vista della condivisione umana: la vicinanza di altre famiglie che hanno fatto la nostra stessa scelta è stata molto importante perché abbiamo realizzato che non eravamo gli unici “matti”, altre famiglie “normali” come noi si stavano preparando a vivere la nostra stessa esperienza; la preparazione vera e propria però arriva dopo, strada facendo, quando iniziano le prime difficoltà. Come per ogni cosa, si impara solo facendo.

Se sei già una famiglia, se hai dei figli e sei una famiglia aperta al prossimo, sei pronto per l’affido. In questo genere di progetto la difficoltà maggiore è essere pronto a lasciare andare il bambino quando è il momento. Devi essere consapevole dal primo istante che lo stai aiutando per un certo periodo e che un giorno andrà via ed è giusto che sia così.

Come l’hanno presa in famiglia? I vostri figli sono stati coinvolti dal primo momento in questa scelta?

I nostri figli all’epoca del primo affido avevano 7, 10 e 11 anni. Sono stati coinvolti da subito nella scelta e sono stati sempre molto favorevoli e d’accordo con noi, soprattutto la più piccola: come me ama i bambini e ha un forte istinto materno, mi ha aiutata molto con tutti i nostri affidi!
Abbiamo delle foto in cui cambiava il pannolino ai bimbi arrivati in casa, e aveva solo 7 anni!

affido pronta accoglienza

Cos’è che ti spinge tutte le volte a dare la tua disponibilità per un nuovo affido?

L’idea di aiutare una persona che non ha fatto nulla di male e che paga delle colpe che non sono sue. È una scelta che ci fa bene e che ci mette in pace col mondo.
Eravamo e siamo consapevoli che l’affido avrebbe aiutato anche i nostri figli ad essere adulti. Abbiamo sempre cercato di far passare il messaggio che le porte di casa nostra dovevano essere aperte e non chiuse. Che sia un bambino, che sia un amico o una persona che ha bisogno, la nostra casa deve accogliere.

Qual è il momento più difficile di un affido?

Sicuramente per me il momento della telefonata in cui viene comunicato che è stata trovata la famiglia per l’adozione o che la famiglia di origine è pronta a riaccogliere il bambino in casa. In quel momento io inizio a piangere ed è dura ricominciare.
Allo stesso tempo però è anche un bel momento, perchè in qualche modo, nel dolore, senti che è la cosa giusta. Anche se fa male, sai che è la cosa che stavi aspettando e che anzi è proprio quella telefonata il motivo per cui hai fatto partire la macchina dell’affido. E infatti non ci siamo fermati al primo affido ma ogni volta diamo la nostra disponibilità, ogni volta sentiamo che è una cosa superabile e siamo pronti a rimetterci in gioco.

Quanto sono durati in media i vostri affidi?

Dal più corto di 2 mesi al più lungo di 10 mesi.

Come valuti il ruolo del partner educativo nell’affido di pronta accoglienza?

È di fondamentale importanza perchè è una figura che ti protegge e ti accompagna in ogni momento. Se hai un qualunque problema – burocratico, personale, emotivo – è pronto a intervenire facendo da tramite con i servizi e offrendo la sua disponibilità giorno e notte. Tu devi solo pensare all’educazione del bambino.

Quali sono i commenti che ti senti dire più spesso?

“Io mi affezionerei” è l’obiezione più frequente. E tante volte io vorrei rispondere: “Ma secondo te lo facciamo perchè noi non ci affezioniamo?”. Non è così, ci affezioniamo eccome, ma ogni volta sentiamo che quello è il nostro piccolo contributo per una società più aperta e solidale.
Un altro commento che spesso ci arriva è “siete dei pazzi”, “con tre figli cosa vi viene in mente?”, “Ma chi ve lo ha fatto fare??”.
Dopo i pazzi poi arrivano i santi: “Siete degli eroi”, “Come fate? Vi ammiro tantissimo!”, “Santi subito”, “Che famiglia” e così via…
Noi in realtà siamo una famiglia normalissima, semplicemente ci piace l’idea di non chiuderci a riccio tra di noi con il mondo fuori.
Spesso mi trovo a dire che comunque anche i figli naturali “non sono tuoi”. A un certo punto li devi lasciare andare. Preparare i bambini ad affrontare la vita è la sfida di tutti i genitori, una famiglia “normale” conosce già questa esperienza.

affido pronta accoglienza

Ricordi un episodio particolare che riguarda uno dei tuoi affidi?

Una delle bambine prese in affido aveva molti problemi di salute e io e lei abbiamo trascorso due settimane in ospedale. È una bambina che mi è rimasta nel cuore per tanti motivi, questa esperienza mi ha segnato particolarmente.
E poi un altro bambino che veniva da una famiglia su cui non facevo il minimo affidamento, non avrei mai creduto che potessero riprendersi e tornare ad avere la custodia dei bambini. E invece è andata proprio così: oggi è una famiglia normalissima, hanno avuto altri figli e sono riusciti a riprendersi dal momenti di difficoltà che stavano affrontando.
Questa esperienza mi ha insegnato quanto sia importante affidarsi e fidarsi: dei servizi, degli altri, e anche del tuo ruolo.
In questa esperienza ogni singolo ingranaggio ha funzionato: abbiamo funzionato noi come affidatari, ha funzionato la famiglia di origine perchè pur con le sue fragilità si è rimessa in moto, e anche il sistema dei servizi sociali che ha seguito il caso.

Tutte queste esperienze sicuramente hanno inciso sull’educazione la crescita della vostra famiglia. Qual è stato secondo te l’aspetto più importante dell’evoluzione che avete vissuto?

Sicuramente i miei figli hanno ridimensionato i problemi che credevano di avere: quando ti accorgi che ci sono bambini che non possono stare con i propri genitori perchè in quella famiglia ci sono dei problemi seri, i tuoi inizi a vederli da un altro punto di vista. Diciamo che li vedi per quelli che sono: i problemi di tutte le famiglie “normali” con i propri alti e bassi. Mentre ci sono famiglie che hanno difficoltà ben maggiori. Mi auguro che questa consapevolezza li abbia aiutati a crescere.
Un altro insegnamento è l’apertura verso l’altro, verso il mondo. Una famiglia per noi deve essere aperta: l’altro non lo devi vedere come un nemico ma come una persona che merita di essere conosciuta, scoperta. E soprattutto di questi tempi è importante ribadirlo.

Se siete interessati all’affido di Pronta Accoglienza, a settembre 2019 La Carovana in collaborazione con Coop Comin organizza un corso di formazione dedicato alle famiglie che vogliono vivere questo percorso.

Scoprite tutte le date del percorso di formazione in programma da settembre a novembre 2019.

Per info e iscrizioni: